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www.musicaroma.it - nerds attack - action from the basement

Plan-b magazine, maggio 2007 - action from the basement

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blow up n° 108 - 05/07 - action from the basement

rumore 05/2007 - action from the basement

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L'urlo, mensile di resistenza giovanile - action from the basement

IL TIRRENO - action from the basement

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www.inkoma.it - six fresh songs

www.hatetv.it - six fresh songs

www.debaser.it - six fresh songs

www.kathodik.it - six fresh songs

www.movimenta.com - marchingegno sonoro

www.debaser.it - marchingegno sonoro

www.musicboom.it - soniche avventure

Blow Up, "I've just lilled a man", 2004

Kathodik, "I've Just Killed A Man", 2004

Kathodik, "Twilight Zone", 2003

Sotterranea 2002

 

Da www.musicaroma.it - nerds attack - Lush Rimbaud - Action from the basement

Dopo qualche split e un 7" i Lush Rimbaud approdano al debutto. Il disco è co-prodotto da tre label italiane Sweet Teddy, From Scratch e Bloody Sounds ed è distribuito dalla Forte Distribution in Inghilterra dove i ragazzi marchigiani hanno suonato svariate volte. Quest'album è prezioso. Ce ne sono pochi di dischi in Italia che suonano così freschi, aggressivi e pop allo stesso tempo. Pop nel senso che all'interno del rumore bianco di questo disco ci sono delle melodie nascoste nient'affatto banali. Se il primo brano "Action From The Basement", con le sue ondulazioni schizofreniche alla Devo mi aveva fatto pensare a un gruppo deviato verso forme musicali più complesse, mi sono subito dovuto ricredere da "Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured?", attacco garage post punk figlio diretto dei Tokyo Sex Destruction e Pixies, con tanto di finale rasoiata a infilarsi nelle vene. Uno dei brani migliori dell'album, così come "Brain Fitness" che pulsa di rabbia punk ma è limitato dire punk. C'è dentro di tutto, new wave, elettronica ma sopratutto genialità nella costruzione dei brani, mai unidirezionali o prevedibili. Tutto il lavoro è una marcia continua, rumorosa e cattiva, come se i musicisti di Ancona stessero preparando una rivoluzione a cui però probabilmente non si presenterà nessuno. Ma qui a Nerds Attack! nulla amiamo di più che le cause perse, a cui siamo fedelissimi, e forse non ci presenteremo neanche noi perchè, come la maggior parte delle persone che ascolteranno questo disco, finiremo per impazzire silenziosamente durante l'ascolto di un brano come "Flashing Elevator". Ipnotica traccia trance suonata senza elettronica, solo chitarra basso e batteria, che provvederà a squagliare il cervello lasciandoci vuoti. Senza più nulla da pensare. Eccellenti.

Dante Natale

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Da Plan-b magazine maggio 2007 - Lush Rimbaud - Action from the basement

Galloping past Trans Am and Oneida, Lush Rimbaud buzz up a billowing
duststorm of staccato punkified electro in full-throttle collision with
math rock precision. Angular, shouty and ultimately fun lurching music
which suggests crowd surfing as a suitable response.

Richard Fontenoy

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Da www.losingtoday.com - Lush Rimbaud - Action from the basement

di Sara Loddo

Ottimo post punk quello dei Lush Rimbaud. Più vicini al sound statunitense che non ad espressioni nostrane, nonostante una certa vicinanza a gruppi quali Red Worm’s Farm, Disco Drive e i meno noti Edile Woman, legati ai Lush Rimbaud dalla collocazione geografica (entrambi vengono dalle Marche) e dalla produzione (fra le etichette partner dei due gruppi c’è la stessa Bloody sound).
Post punk dunque, con tutto quello che può evocare: frasi asciutte urlate fino a farle diventare slogan, un gioco di botta e risposta vocale e strumentale, pulsanti venature di basso, riff autonomi ed evidenti, tempo fortemente cadenzato, più trascinante in quelle tracce - quattro su otto - dove si alternano due batterie. Sono proprio queste a coinvolgere di più, come “Brain Fitness”: pura sollecitazione al movimento, comunicata dalle parole del testo e dal ritmo, tesissimo nella parte iniziale, contrariamente disteso nella conclusione, in cui prende la forma di una pseudo-marcia per un’irreale sala da ballo. Oppure la successiva “Oskar (say yeah)”, anch’essa dotata di doppie percussioni, in cui risalta la sincopata alternanza tra le voci. L’eccezione è rappresentata da “Flashing Elevator”, ipnotico pezzo strumentale costruito da spirali di chitarra su una regolare base ritmica, che si impone come uno degli elementi più interessanti dell’album.

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Da www.sentireascoltare.com - Lush Rimbaud - Action from the basement

di Stefano Pifferi

Un assalto all’arma (funk) bianca. Questo in una definizione semplice e diretta il primo vagito sulla lunga distanza del quartetto marchigiano. Un assalto incompromissorio e spregiudicato, di quelli che se ne sbattono dei trend e partono decisi a non fare prigionieri. Sin dall’iniziale Action/Basement la musica prende allo stomaco e non si smette di battere il tempo coi piedi e di muovere il culo: un viziosissimo anthem p-funk in overdrive ripetuto all’infinito con tanto di doppia batteria a cassa dritta simil-techno nel refrain centrale. Quasi una chiamata alle armi, tanto per rimanere in ambito guerresco: l’azione viene dalla base, giova ricordarlo anche a mo’ di ritornello. Poco più di 5 minuti e si è già accerchiati e fatti prigionieri di un suono non innovativo, sentito e risentito, trito e ritrito quanto si vuole ma letteralmente impossibile da togliersi dalla testa. Ormai in balia dei quattro, si cede sempre più nelle debordanti schizofrenie di Brain Fitness: dal rock energico e ballabile dei primi due minuti si passa ad un moloch oneidiano che frantuma il cervello e con esso le ultime resistenze dell’ascoltatore con una ossessiva reiterazione di un giro di synth. Alla fine, provati ma ormai tutt’uno col nemico, vittime della sindrome di Stoccolma, ci si abbandona all’orgiastico attacco di Flashing Elevator e lì, in quei sette abbondanti minuti di paranoia, molti nodi vengono al pettine: si intravede in lontananza dietro gli avamposti, il campo nemico popolato da fantasmi più o meno agonizzanti di new wave grigiamente e ossessivamente british, di ossessività industrial made in Sheffield, di reiterata meccanicità aliena ed alienante e di un senso del ritmo che solo la perfida Albione è riuscita a produrre. Ottimo esordio, non c’è che dire. (7.0/10)

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Da blow up 05/2007 n°180 - Lush Rimbaud - Action from the basement

di Fabio Polvani

Di secche e vibranti angolature post-punk, ritmiche attivate da doppie batterie e un synth di movimento si dota la band marchigiana per la realizzazione di questo cd. La sua è una musica fresca e coinvolgente ma anche magnetica quando entrano in campo figure meccanicamente reiterate (e lo fanno sin da subito con una  Action/Basement che ripete ossessivamente il proprio tema a mo’ di anthem). Se volessimo dare delle coordinate, guardando nel nostro orticello chiameremmo in causa Disco Drive e Red Worms’ Farm, guardando altrove invece ci troveremmo in una linea d’ombra tra gli El Guapo e gli Oneida più sintetici. I riferimenti sono una garanzia e sarebbe inutile sprecare altre parole. La strada intrapresa è accattivante e non mancherà di soddisfare coloro che  si avvicineranno ad “Action From The Basement”. Ma perché accontentarsi. Se volessero i Lush Rimbaud avrebbero dalla loro il metodo e la spinta per rischiare di più, magari ripartendo dalle parti psicotroniche di Flashing Elevator. (7) Fabio Polvani

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Da rumore 05/2007 n°184 - Action from the basement

di Andrea Pomini

Una ventata di aria fresca sotto forma di vibrante energia punk moderna, ed un titolo che è quasi una didascalia: Action from the basement, primo album di marchigiani Lush Rimbaud, dà esattamente quello che promette. Non si fa fatica infatti ad immaginarsi il quartetto mentre mette a ferro e fuoco uno scantinato zeppo di gente, assaltandolo con bordate di chitarra e sintetizzatore che sposano la ripetitività ossessiva degli Oneida (esemplari in questo senso Brain Fitness e la frenesia dell'ottima "Action/Basement", che apre il disco) all'impatto rock n roll adrenalinico e deragliante di tante mutazioni post hard core, dai Ray Coalition ai Panthers, dai JR Ewing agli One Dimensional Man. Su qualcosa c'è da lavorare (la conclusiva flashing elevator regge a fatica i sette minuti e mezzo di durata, ad esempio), ma come esordio non è davvero niente male.

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Da www.comunicazioneinterna.it - Slanci post-punk e traiettorie electro-wave in un bollente calderone ritmico -
Lush Rimbaud - Action from the basement

di Guido Gambacorta

Un paio di cd-r ed un 7” alle spalle, ed ecco che i marchigiani Lush Rimbaud giungono al debutto su lunga distanza supportati da una joint venture di etichette comprendente FromScratch, Sweet Frame e Bloody Sound. In compatta formazione a quattro, i nostri intersecano traiettorie electro-wave su irruenti slanci post-punk attraverso un cantato inacidito, guizzi continui di chitarra, linee corpose di basso, fremiti convulsivi di synth, e martellamenti di una batteria (quando non due) a dir poco scatenata.
Un calderone ritmico nel quale ribollono Fugazi, Disco Drive, i Death in Vegas delle “Contino sessions” (l’incedere ipnotico di “Flashing elevator”), le produzioni marchiate DFA, gli International Noise Conspiracy più selvaggi (l’incendiaria “Are you sure that totally insured means totally insured?”), gli Shellac e gli El Guapo.
Una band con energia da vendere e nulla da invidiare a tanti colleghi più furbescamente dancey e meno vigorosamente punk-noise: date loro il tempo di aggiungere ai propri brani un pizzico ulteriore di imprevedibilità e allora sì che ne sentiremo davvero delle belle!

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Da www.freakout-online.com 14/05/2007 - Lush rimbaud: action from the basement.

di Vittorio Lannutti

Dopo alcuni anni a registrare una manciata di piacevolissimi cd-r, finalmente i falconaresi Lush Rimbaud esordiscono con un cd ufficiale edito da una cooperazione tra FromSCRATCH/Bloodysound/Sweeteddy. Il loro sound è molto compatto e gli anni trascorsi a cercare di capire dove dovessero dirigersi, tra concerti e registrazioni, hanno dato i loro frutti. Questo esordio ha un’ottima struttura post-punk della migliore scuola statunitense. I richiami ai lavori di Mission Of Burma dei primissimi anni ’80 sono frequenti (“Are you sure that totally insured means totally insured?”), ma la cosa più intrigante è quando il quartetto marchigiano vuole sconfinare con le chitarre circolari e mat(h)ematiche. Altra caratteristica essenziale di questo lavoro è l’uso del sintetizzatore, il cui uso ricorda quello dei Suicide, grazie alla modalità con cui lo utilizzano per martellare, spesso con la giuste dose di acidità elettronica (“Oskar”). Ovviamente il primo amore non si scorda mai e quindi viene riservato, saggiamente, dello spazio al punk-grunge, in stile primi Mudhoney, ma più martellanti e più ritmici in “Brain fitness”. Le chitarre circolari emergono anche nel post-punk noise di “Dirty little faggot” ed il finale è degno di un ottimo esordio con i 7’ 25’’ di “Flashing elevator”, nella quale per i primi cinque minuti il sound è compatto e strutturato con una circolarità rassicurante, spezzata dall’incupimento finale.

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Da www.kathodik.it - Lush Rimbaud: action from the basement.

Primo pensiero: ascoltare quest'album e non muovere neanche un muscolo è praticamente cosa impossibile. Secondo pensiero: questo è il primo album prodotto (anzi coprodotto) in maniera "seria" dai LR (myspace.com/lushrimbaud) ed è anche il loro lavoro più maturo e "compiuto" (non posso dire migliore data la validità di quasi tutti gli album autoprodotti in precedenza). Precisazione: si diceva coprodotto, ebbene un grazie allo sforzo dei ragazzi di Bloodysound Fucktory ( myspace.com/bloodysound, da ringraziare anche per lo splendido artwork della cover apribile...grande Refo), di quelli dell'aretina fromSCRATCH (www.fromscratch.it) e del collega kathodiko Andrea Bontempo, sempre più attivo con la sua "dolcissima" Sweet-Teddy (www.sweetframe.com). Recensione: Finalmente andiamo al sodo e parliamo di musica, della musica dei Lush Rimbaud che si è evoluta parecchio dai tempi di Katanga. Mi spiego meglio: qui non c'è traccia minima di cavalcate stoner o sfuriatelle noise ma il sound della band si cementifica attorno ad un nucleo costituito da neutroni punk-funk, protoni indie ed elettroni rock impazziti (il mio pusher è un grande professionista - nda). Stupisce l'omogeneità dei pezzi, il loro "spessore" rock sapientemente incrociato con un'attitudine più spensierata e "dancy", vengono in mente miriadi di influenze e gruppi diversi e questo è sempre buono. Si capisce che i quattro anconetani hanno passato pomeriggi su pomeriggi in cameretta ad ascoltare tutto il meglio dell'indie-rock del Vecchio e Nuovo continente  (ok, ok, qualche nome: Trans Am, Fugazi, El Guapo, At the Drive-in, Death From Above 1979, Valina, Pavement, Liars, Shellac, Marvin, Oneida, Pixies ..e sicuramente ne dimentico parecchi altri) ma è anche evidente come siano riusciti a far confluire tutta questa massa di stimoli per creare un loro proprio marchio di fabbrica, un loro stile particolare, riconoscibile al primo ascolto. Permettetemi una genuflessione di fronte alle linee di basso di Mr.Giaccani (basso pure per gli "sporchi rocchettari" Jesus Franco e, in quest'album, anche nelle non troppo insolite vesti di cantante), una delizia anche per i padiglioni più esigenti: fluide, geniali, fanno ballare, danno emozioni, che cazzo vogliamo di più. Non si offendano gli altri: le due chitarre ovvero David "Cava" Cavalloro e Tommy Pela (front-man, cantante, tastiera) e il batterista Michele Alessandrini, l'anima dei Lush Rimbaud è divisa in quattro e la coesione è una delle migliori caratteristiche di questo gruppo.
Ok passiamo alle canzoni la tripletta iniziale (Action/Basement, Are You Sure that Totally Insured Means Totally Insured? e Brain Fitness) scivola dentro l'orecchie e arriva fino alle gambe per farle muovere...niente soste, niente pensieri..solo rock, ballo, divertimento (e penso che la tastierina di Pela è l'elemento nuovo che trasforma, inagilisce, "ballabilizza" ulteriormente il sound LR). Poi con Oskar (Say Yeah) si vira più verso il rock: che so pare di sentire i Sebadoh jammare con gli Strokes. Vabbè non vorrete che vi descriva tutti i pezzi uno per uno? Vi lascio un pò di mistero, no? Comunque, questo sì ve lo svelo, il congedo è affidato alla strumentale Flashing Elevator in cui ogni singolo strumento sembra non "dialogare" con l'altro, un' addizione melodica che porta a un risultato convincente, un esercizio di stile per i nostri con un finale caoticamente corroborante. Conclusione: si ascolta, si ri-ascolta, si balla, si gusta fino in fondo e poi se ne pretende un altro a breve.
Are You Ready for the Night Trip?

Diego Accorsi .

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Da www.indiecultura.splinder.com - Lush Rimbaud: action from the basement.

Album ufficiale e d’esordio per la band marchigiana Lush Rimbaud, oltre trentaquattro minuti di violenta agitazione elettrica. Dopo alcuni cdr autoprodotti ed un 7”,  arriva (con la coproduzione di ben tre etichette) Action From The Basement, disco composto da otto tracce, vere e proprie scariche elettriche. Tommaso Pela (voce e chitarra), insieme a David Cavalloro e Marco Giaccani (rispettivamente chitarra e basso, oltre che voci) e a Michele Alessandrini (batteria),  pare abbiano le idee molto chiare di cosa voglia dire suonare della buona musica. La band, formatasi a Falconara nel 1998, sembra muoversi nella giusta direzione. Brani altamente coinvolgenti come Action/Basement o Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured? solo per fare alcuni nomi o la magnifica track di chiusura, più tranquilla ma non per questo meno malata, Flashing Elevetor. Sono questi tutti indizi che fanno capire quanto il disco in questione sia valido, indubbiamente un buon esordio.

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Da l'urlo, mensile di resistenza giovanile - lush rimbaud, detonazione indie per energetiche emozioni

Di Giampaolo Milzi

Questo disco è un martellante inno al rock. Alla dipendenza esistenziale che solo la musica di un certo diavolo - quella dalle corna più dure, affilate e devastanti - può determinare in chi, come i Lush Rimbaud, non ha mai cercato omologati centri di gravità permanente. E "Action from the basement", giunto dopo diverse, testarde registrazioni fatte in casa, è il disco in cui questa band di giovani falconaresi e anconetani riesce pienamente a sfondare il muro emozionale. Otto tracce attraverso le quali Tommaso Pela (voce, chitarra e synth), David Cavalloro (chitarra e seconda voce), Marco Giaccani (basso) e Michele Alessandrini (batteria) ti rapiscono e ti spingono a forza su un deragliante treno di suono per un viaggio senza binari predefiniti. Lungo i territori scoscesi e malati di un macrocosmo indie in cui, via via, si scorgono coordinate di varie scuole e gruppi più o meno storici dell'innovazione hard-post-punk (il noise, il grunge, i fugazi, gli oneida, i sebadoh, i sonic youth), e si procede - a volte a ritmo di marcia pesante, a volte schizzando come proiettili in luminose gallerie chitarristiche - in stretta compagnia di una pura e gioiosa anima rock. Merito della ritmica incalzante e ossessiva, della sovrapposizione delle voci, delle corrosive linee guida segnate dalle sei corde. Degli arrangiamenti semplici ma mai scontati, che strizzano l'occhio alla psichedelia e all'acidità. La senzazione di fine corsa? Un pieno di energia trascinante, alimentato dalle esplosioni di decibel in successione e dalle pungenti raffiche di ghiaccio bollente incassate dall'ascoltatore. Il quale, piacevolmente frustato ma non frustrato dall'esperienza, non può che augurarsi di ripetere il viaggio dal vivo. Una dimensione, quella live, dove i Lush Rimbaud riescono sempre a superare se stessi. Come provano le decine di concerti in cui, a partire dal 1998, hanno galvanizzato il pubblico di decine di locali marchigiani, lasciando un'esotica impronta anche in alcune gig a Londra tra il 2004 e il 2005. Un CD potenzialmente senza confini, questo "Action from the basement", come la musica del diavolo. Uscito da poco su etichetta From Scratch, per una coproduzione Bloody Sound e Sweet Teddy, verrà distribuito in 500 copie anche nel mercato belga.

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Da IL TIRRENO - Lush Rimbaud: action from the basement.

Furiosi e implacabili: suonano così i Lush Rimbaud, nuova scoperta della sempre attenta etichetta toscana FromScratch - qui in collaborazione con Sweet Teddy (Macerata) e Bloodysound (Ancona) - ormai votata al rock’n’roll più grezzo, quello che nasce dal blues viscerale e si consuma nel fuoco del noise. Anche in tale occasione non possiamo che approvare la scelta di fornire un’opportunità a questo quartetto di mettersi in mostra col primo cd ufficiale dopo un paio di cd-r e un 45 giri.
Come un treno in corsa, volutamente monolitico, il disco (8 tracce in 34 minuti) non si ferma mai ed è un piacere per gli amanti di sonorità ruvide e senza troppi orpelli. Voce sguaiata, chitarre sempre affilate, bassi pulsanti e scorbutici, una batteria che più pestona non si può e una tastiera tendenzialmente disturbante. Questi gli ingredienti del piatto fornito dalla band marchigiana, ed è un piatto davvero gustoso, a cominciare dal brano che dà il titolo all’album e le sue reiterazioni a base di synth, ma anche la conclusiva “Flashing Elevator” lascia il segno, coi suoi oltre sette minuti strumentali. In mezzo, giusto il tempo per citare anche la veemenza delle riuscite “Are You Shure…” e “Handjob From The Doorman” (www.lushrimbaud.com).
GUIDO SILIOTTO

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da www.sands-zine.com Lush Rimbaud: action from the basement

di Sergio Eletto

Eruttivi! Un fiume di lava ardente che distrugge, o con più sfrontatezza, purifica qualsivoglia - sotto - forma di soffocante immobilismo musicale di vocazione indie-rock. I Lush Rimbaud, ringraziando qualche misteriosa e ricercata entità sopra-spirituale, fluiscono sempre più con successo nello smisurato sistema underground nostrano; e non poteva mancare, dunque, che dopo una ricca sfornata di demo, orgogliosamente auto prodotti - e anche un 7'' uscito solo per la Eaten by Squirrels - i giovani marchigiani approdassero in sala di registrazione per il primo full lenght di - una vorace e 'convulsa' - carriera. Anche qui, come nel debutto dei vicini Dadamatto, la 'fissazione' su supporto del sound è affidata a Mattia Coletti, mentre l'aspetto produttivo - da sottolineare - immortala il buon esempio rilasciato dall'apparato co-produttivo, messo in campo da alcune etichette indipendenti italiane. Ciò che veramente ci interessa, però, è il succo acido, minimal-metronomico adottato & architettato dai Lush in "Action from the Basement": la postura del gruppo è solidissima nel mostrarsi scattante, fondata su ritmi reiterati e nevrotico-maniacali, senza mai perdere da un lato, un senso di connessione (inter)logico con i canovacci più 'seduttivi' e di piacevole piglio, concessi dal robusto entourage melodico, insito nella band sin dalla nascita. Cronologicamente si parte da una raffica di brani che difficilmente faranno sostare, anche l'ascoltatore più restio a danzare, seduti in poltrona. Qualche esempio: il noise congenito di Action/Basement, con chitarre monolitiche ed una serie di 'up 'n' down' ritmici da paura; la maleducata verve Shellac-chiana di Are you Sure that Totally...; il punk-funk in soluzione noise di Brain Fitness; la 'tersa' essenza indie-pop di Oskar (Say Yeah); gli spaccati garage-blues in salsa Jon Spencer dell'accoppiata Handjob from the Doorman e Bus Stop Owner; le reminescenze fugazi-ane di Pirty Little Faggot, con l'occhio focalizzato a 'discutere' probabili e sfrontate vicinanze all'estetica di un Guy Picciotto. Congiunge al termine l'intreccio di basso e chitarra 'trasognato' di Flashing Elevator (il marchio magmatico del suono di casa Chevreuil e Lightning Bolt) e cessa - purtroppo - anche l'incontro con questi ragazzacci: innamorati ed esperti ricercatori di un linguaggio alternativo e movimentato, che farà passare a molti la voglia - alle volte ottusa - di andare a ricercare, per forza di cose, della buona musica nei 'grupponi' super-pompati del momento, di sede fuori confine.

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da www.kronic.it Lush Rimbaud: action from the basement

"Energia e sudore" di Marco Delsoldato

Dopo svariate autoproduzioni ed un 7” per Eaten By Squirrels arriva l’esordio sulla lunga distanza per i Lush Rimbaud, band marchigiana affine al concetto di tachicardia nevrotica, tanto più grezza quanto incessante nei deragliamenti.
Dicono che l’attitudine è quella punk e dubbi in proposito non ve ne sono, eppure nel dettaglio la sostanza è ben maggiore. Noise voluto, impatto immediato ed immediatezza mai occhieggiante a tendenze modaiole. Il substrato è caotico, a tratti impazzito, tuttavia sempre intransigente nell’entrare nelle vene bucandole con sana violenza sonica.
A tratti vengono in mente i Red Worms`Farm e questo è uno dei migliori complimenti che possiamo fare.

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da www.inkoma.com Lush Rimbaud: Six Fresh Songs

Remember Sammy Jenkins è il pezzo che chiude l'ultima autoproduzione di questo Gruppo marchigiano, - ma vince in interesse, e quindi parto da questo: è forte di un exploit continuo che si porta all'apice finale carico di voce urlata e di un'accellerata deviazione ad U degli strumenti. - insomma, un buon picco rabbioso raggiunto con effetto [ qui il link diretto all'mp3 sul Loro sito ], come anche nella registrazione (di soli due giorni, leggo.. complimenti..). - Le altre 5 tracce che tengono sù questi 21 minuti ca. di Musica, sono tutte giocate su una ritmia veloce, tra emo rumoroso e postrock tradotto indie-pop a consumo rapido, tutto sviluppato nella massima naturalezza (da qui immagino il 'fresh' del titolo dell'album). Insomma, riescono a riscrivere una stessa idea con 5 canzoni/angolazioni possibili, ognuna valida. Per certi versi mi richiamano i sempre nostrani e amati Redworms' Farm . - 6 tracce amabili, godibili, puliti. // Lush Rimbaud - Six Fresh Songs (6tx cdR, 21'36'' auto-prod. 'o5) - Remember Sammy Jenkins is the song this cdR ends with, brand new self-produced release for this italian band, - it's the last song, but it's my fav' one: strong of a continuous exploit touching the final peak, charged with screams and an overdriven instrumental u-turn , - i mean, an impact of rage reached with success [ direct link to the mp3 ], and production is fairly good (even if recordings lasted only two days). Other 5 songs covering the rest of these 21 mins left, are played on a quick rythmic, swinging noisy emo with post-rock, translated in take-away indie-pop, coming out in all freshness (and then, i think to guess the why of album's title). Actually, it's like They re-write the same idea with 5 possible sight-views, always valid. - Sometimes They remember me of beloved Redworms' Farm . 6 loveble tracks, enjoyable, clean.

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da www.hatetv.it Lush Rimbaud: Six Fresh Songs

Ho visto i 4 ragazzi anconetani dal vivo all’Ekidna la settimana scorsa, e mi son fatto lasciare questo ep dai suoi sei freschissimi pezzi di marmo.
La prima cosa che salta all’orecchio al primo ascolto è l’assoluta, virginale, tersa, (…), semplicità di scrittura.
Quando dici diretto.
Suoni secchi, zero fronzoli, ritmo, velocità.
Il pezzo parte, riempie a dovere i suoi due/tre/quattro minuti, finisce. Così sia.
Talvolta ti spiazza una pausa, talaltra si spezza qualcosa, il giro dura quel quarto in più, interrompi il movimento della testa, ti ripigli e riparti.
Quando c’è la voce c’è qualcosa in più. (Più si può anche scrivere così: + ).
Ascendente più (+) vicino in questi anni 2000: Ikara Colt per certe scelte ritmiche. Shellac per altre, ma con + bpm.
Per quanto la ricetta sia la stessa, le canzoni si lasciano ascoltare di fila senza che incudine e martello destino sospetti di ripetitività.
Il primo pezzo è quello che mi piace meno (-).
L’impatto dal vivo, comunque, non lascia adito a quelle perplessità che il cd può far sospettare. Che il problema di certi gruppi che fanno certa musica, non son certo io a doverlo dire, è che dal vivo s’imbalsamano. E a Tutankamon gli han trovato 5 resine diverse nella testa. Dal vivo invece sono i geroglifici che contano, che devi capirli subito, non so se mi spiego.
I pezzi che preferisco sono in assoluto (virginale, terso etc) “Post No Bills” & “The Tuna Song”: catafratto, intransigente, con quella spietatezza pop che ti fa mettere le mani con l’indice di fuori e muoverle alternate in su e in giù, a destra e a sinistra, avanti e indietro, mando indietro e avanti e riascolto, di nuovo yep. Bella storia vicchio.

Voto complessivo: +.

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da www.debaser.it Lush Rimbaud: Six Fresh Songs

Six Fresh Songs è l'ultimo lavoro dei falconaresi Lush Rimbaud, quartetto attivo ormai da alcuni anni che nel tempo ha sviluppato un sound personale ed efficace, in equilibrio stabile tra post/math rock e post hardcore, costantemente spigoloso, corposo e quadrato. E in queste sei canzoni fresche fresche i nostri danno il meglio, passando dalle atmosfere proprie dei Don Caballero e dei 90 Day Man (sentire l'iniziale, strumentale "Kobayashi Cup") ai suoni frenetici e ritagliati di "Post No Bills" e "The Tuna Song" (solo per citarne un paio...), piene zeppe di chitarre saltellanti e di ritmiche incisive e mai banali, capaci di convogliare in un ottimo risultato le lezioni di impatto di Jawbox e Fugazi e il pop smaccatamente lo-fi di Pavement e Sebadoh. Una miscela esplosiva di indubbia qualità, impossibile rimanere immobili ad un loro concerto, e impossibile anche che soltanto ora abbiano trovato un'etichetta interessata a loro (la neonata Eaten By Squirrels, Ep d'esordio di prossima pubblicazione). Altamente consigliati. Stelle: 4/5

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da www.kathodik.it six fresh songs

Recentemente volati in terra d’albione per far conoscere ai “fratelloni” inglesi il loro suono, i Lush Rimbaud tornano a far parlare con questo dischetto veloce veloce composto da sei freschissime canzoni. Six Fresh Songs è un melting pot in cui si fa sintesi di molteplici generi: post-rock, lo-fi, emo, indie-rock (ovviamente) e chi più ne ha ne metta! Un calderone da dove emergono episodi interessanti che tracciano nuove parabole sonore per i quattro di ancona: Kobayashi Cup ricorda i June of 44’, atmosfere abbastanza quadrate, strumenti ipnotici capaci di catturare ritmo e animo. The Tuna Song, ultima traccia del lavoro, dimostra una convergenza di stile verso i Red Worms’ Farm ma non si tratta di plagio, quanto la sperimentazione su di un territorio comune ad entrambe le bands. Remember Sammy Jenkis è un vortice rabbioso di brontolii, che in un finale notevolmente tirato, esplodono su se stessi contorcendosi tra le urla di Tommaso Pela(voce e chitarra). Cosa dire....speriamo in 10,100,1000 dischi del genere!!!!!!!!I Lush ci sono.

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da www.movimenta.com marchingegno sonoro

È importante ascoltare le compilation delle altre webzines, soprattutto per ricordarci che ancora non abbiamo fatto uscire la nostra (anzi, mi sa che io sono ancora in parola con Gilles per un Mixtape che gli avevo promesso non so, 3 anni fa). Così ci ritroviamo a parlare della doppia compilation March(e)ingegno Sonoro uscita per Kathodik e dedicata ad un nugolo di artisti che risiedono nella regione dove Kathodik è nata. Il che è sicuramente un controsenso nella misura in cui vediamo una colpa nel fatto di territorializzare qualcosa che è sul World Wide Web, ma che in ogni caso ci dà uno spaccato più che esauriente del fatto che nelle Marche si suona buona musica (e cattiva musica, ovvio). Si può imputare alla compilation il fatto di favorire una grossa eterogeneità, anche fine a se stessa, che lascia spazio tanto al noise AmRep di Lush Rimbaud (prima traccia del primo volume, gran sorpresa)...

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da www.debaser.it marchingegno sonoro

Il primo volume raccoglie sonorità propriamente rock, pesanti, che flirtano qui con l'hardcore e il metal, là con il grunge e lo stoner, senza tralasciare sprazzi noiseggianti e sensazioni acido-lisergiche: il livello qualitativo è quasi sempre elevato, da segnalare i falconaresi Lush Rimbaud, abilissimi nel districarsi tra una miriade di generi senza rimanere appiccicati a nessuno di questi, gli jesini Guinea Pig, autori di un blues sghembo, malato e alcolico a metà tra Jon Spencer e i nostrani One Dimensional Man, l'hard rock sincopatissimo e tagliente dei Raptus, la pazzia totale e lisergica dei Vel, e l'emo raffinato dei pesaresi Sprinzi.

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da www.musicboom.it soniche avventure

Ottima impressione destano anche i vincitori di Soniche Avventure @ Extra, i Lush Rimbaud, con il loro indie-pop che precipita in un vortice di riff nervosi e taglienti in Air Conditioning...

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Da Blow Up n.78 Novembre 2004 LUSH RIMBAUD - I've just killed a man - cd-r - 9t - 34:38


Ancora dobbiamo ascoltare Fucking Epicureism. Ma forse non è più il tempo. Dal demo (BU n.22), ad Ebefrenia (BU n.65) ad oggi, l'ironia smargiassa s'è trasformata in una rabbia ruminante che trova buone forme espressive nella finta 'regolarità'. Figli degli ultimi Royal Trux (nell'emotività, non nei modi), Michele, David, Marco e Tommaso indossano a pelle un sound urgente (Out of order, Rom), blues acervo a chiudere Air conditioning. Utilizzano tutti gli espedienti per sfuggir alla banalità. L'art indie che fu dei Pixies con una muscolatura più massiccia (The hot test), ballate trasversali acustiche/hard (Twilight zone) e riff potenti-strutturati come se gli MX Sound non fossero passati invano (LR vs. cars). Nuovi ragazzi di strada. Ora bisogna farci i conti. (7+)

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Da www.kathodik.it
Lush Rimbaud 'I've Just Killed A Man' (Autoprodotto 2004)

I Lush Rimbaud avevano superato il tragico dilemma del "gruppo promettente" praticamente fin dal primo lavoro, dimostrando che era possibile suonare indie rock (con i dovuti condimenti post post post) senza suonare come l'ennesimo tentativo di emulazione di bands d'oltreoceano. Avendo ascoltato un loro concerto mi ero subito convinto dell'effettiva bontà dei quattro marchigiani; ebbene sì, sembravano proprio un piccolo miracolo.

E guarda caso, in "I've Just Killed A Man" ritornano con tutta la loro potenza controllata che già aveva eccitato molti. Con questo cd-r ci propongono alcuni brani già ascoltati nel debutto, opportunatamente riarrangiati, più alcuni pezzi nuovi. Il tutto con una produzione di primissima qualità, che fa risaltare ogni strumento in maniera ottima e aiuta l'ascoltatore a concentrarsi esclusivamente sulla musica. E fanno bene perché di carne a fuoco c'è n'è davvero a iosa: dei riff assassini (LR Vs Cars) con sapore molto Arab On Radar, arpeggi più tranquilli (Twilight Zone), assoli di basso e aumenti di velocità notevolmente coinvolgenti.

Forse ecco è rimasta qualche ingenuità sui testi, e qualche stonatura qui e lì che non rende giustizia al resto ma sono da perdonare instantaneamente se consideriamo che i Lush Rimbaud se la cantano e se la sonano! Ovvero questo album è stato interamente prodotto e registrato nella loro casa-studio e davvero si sente dalla grande attenzione per ogni singolo arrangiamento, più un finale con violino e violoncello da godersi in religioso silenzio.

"I've Just Killed A Man" però richiede anche attenzione per essere goduto fino in fondo, ascolti svogliati porteranno solo a qualche sbadiglio di troppo che la band non si merita davvero. Due-tre e, perché no, quattro loop e comincerete a sentire che... minghia, questi suonano proprio bene! E dopo 34 minuti di chitarristica goduria cosa importa se la copertina è in bianco e nero, se non ci sono i testi, se non hanno un homepage e la bustina trasuda amatorialità? Non è quello che fa un grande album, e a quanto pare i Lush sembrano averlo capito in pieno.

Infine per rispondere al finale della recensione (quella del primo demo-ndr) dello splendido Carassai: 'no, la differenza non la fà per niente!' Fate un favore ai vostri timpani e informatevi presso lush_rimbaudrock@hotmail.com

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Da www.kathodik.it
Lush Rimbaud 'Twilight Zone'
(Autoproduzione 2003)

Anche se non hanno ancora un'uscita ufficiale all'attivo (ma grazie a dio oggi come oggi un bollino SIAE o meno non fa più alcuna differenza) sono fermamente convinto che per i Lush Rimbaud, più che di band promettente, bisognerebbe parlare di rara e preziosa realtà indie-rock italica.

Finalmente qualcuno capace di dimostrare che la miriade di sinceri tentativi di emulazione da cantina di band angloamericane disseminati per le nostre province, può riuscire davvero a produrre miracoli.

Testimoni ne sono le sette tracce contenute in questo autoprodotto "Twilight Zone", stupendo concentrato di istanze indie, postgrunge, postpunk, postslacker, postpsichewave e quant'altro vogliate provarvi a vederci (perdonate la ridondanza ma trovo strano quanto voi il fatto che senza qualche 'post' oggi sia purtroppo impossibile attirare l'attenzione di quanti non saprebbero scorgere qualità che non sia stata già sancita dalle principali testate). I brani possiedono una freschezza schizoide davvero invidiabile dovuta alla plasmaticità degli stacchi e dei passaggi trans-genere (ora debordanti derive psichedeliche, un attimo dopo energiche sferzate di noise chitarristico) e una ricchezza di intuizioni tutte credibili e coinvolgenti.

Si va dal Sebadoh sound di I Am Happy alle reminescenze di Polvo e degli Swervedriver più noise per gli intermezzi di Impulso passando per gli innumerevoli echi sapientemente 'svecchiati' di Dinosaur Jr e Sonic Youth e di tutte le altre dichiarate influenze del gruppo presenti negli altri brani.

I riff sanno sfuggire al già sentito (basterebbe come esempio infinitesimo la bellissima conclusione del brano di apertura John Deere) e nella costruzione dei brani a volte emerge in primo piano la liquidità dei Rein Sanction (anche a livello del convincente cantato in lingua), altre volte l' aggressiva coerenza strutturale di certo post-rock (ma senza per questo rinunciare a istantanee incursioni in territori Pavement-iani come nell' inzio di Air Conditioning). In ogni caso, perfino laddove qualche ingenuità potrebbe trasparire (magari a livello di lyrics) qualche condimento sintetico, come nella conclusiva Undertrack, riesce superlativamente a supplire con aromi devianti tutti da gustare.

Sono giovani, sono bravi, sono trascinanti.

NON sono di qualche sperduta città del Mid West dal nome 'cool' e NON dicono "oh yeah" al microfono prima di iniziare un brano live. Sono solo cinque ragazzi di Ancona e Falconara. Possibile che per chi ascolta faccia tanta differenza?

Per gli scevri dai pregiudizi, il loro Cd è reperibile contattandoli all' indirizzo: lush_rimbaudrock@hotmail.com

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Sotterranea 2002: live 16-02-2002

Seconda band "on stage" i LUSH RIMBAUD. wow!.questi mi sono piaciuti e ve lo sbatto in faccia spudoratamente. Chitarre sferraglianti assolutamente non fastidiose anzi, muro sonoro di acidità proprio niente male supportato da un batterista che dava parecchio tiro . in particolare in "BUIO", un brano che mi ha fatto venire in mente i BIG BLACK e quanto Mr. Steve Albini abbia prodotto (forse adesso ho esagerato nell'accostamento, però sono veramente bravi). di questo gruppo mi hanno colpito anche i testi eseguiti in alcuni casi con due voci che non mia hanno fatto impazzire però . a me sto gruppo m 'è piaciuto, non so se si è capito!

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