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NEW REVIEW! (big thanx to Nic Pela)

From www.elicona.it

Lush Rimbaud / zZz

v’ll series, volume #1

di Nicola Pela

 
Dopo The Sound Of The Vanishing Era (2009) – vera e propria boccata d’ossigeno per le nostre orecchie, stanche e troppo spesso assuefatte dal soffocante strutturalismo propinatoci dalla macchinaindustriale che “gli addetti alla cultura” si ostinano a chiamare “musica” – i Lush Rimbaud tornanocon la fromSCRATCHrecords - realtà fiorentina della quale fanno parte, tra gli altri, anche i Miranda.

Il risultato è uno split sui generis, scelto dall’etichetta toscana appositamente per inaugurare la nuova collana V’LL Series, in cui le loro sonorità martellanti e ipnotiche (proprio come un abbracciotravolgente che rende incandescente il corpo e la mente portandoli a convergere verso confini del tutto inesplorati) sono affiancate alle inebrianti atmosferiche minimali del duo olandese zZz.

La band di Amsterdam accosta sapientemente, dando voce ai synth, calde sonorità doorsoniane ai climi ben più cupi e umidi del post-punk britannico anni ’80, targato Jan Curtis & Co.

La band di Amsterdam accosta sapientemente, dando voce ai synth, calde sonorità doorsoniane ai climi ben più cupi e umidi del post-punk britannico anni ’80, targato Jan Curtis & Co.

La band di Amsterdam accosta sapientemente, dando voce ai synth, calde sonorità doorsoniane ai climi ben più cupi e umidi del post-punk britannico anni ’80, targato Jan Curtis & Co.

La voce del cantante-batterista Björn Ottenheim, infatti, è piena di pathos, e la maestria alle tastiere e ai synth di Daan Schinkel è disarmante, riuscendo in un’operazione quasi avanguardistica: se, ad un primo impatto, sembra di trovarsi di fronte a ambientazioni morrisoniane, a mano a mano si nota, invece, come sia costante l’influenza del frontman di Manchester.

Il duo olandese ci riporta indietro in un’epoca ormai quasi dimenticata; quando era ancora concesso fermarsi a pensare, per incontrare la vera e essenza dell’essere.

Ascoltando i loro brani sembra di trovarsi nelle vicinanze di Venice Beach, con Morrison e Manzarek, affacciati al balcone di questo presente precario: sai dove comincia il suono, ma non la sua direzione, con il costante pericolo d’imbattersi nelle “piogge acide” dei palazzi inglesi.

Per quanto riguarda i Lush Rimbaud, in questa nuova uscita il loro progetto trova nuova linfa nutrendosi di accurati e minuziosi campionamenti e di una meticolosa voglia di esplorare un territorioin cui tanti ci provano, ma in pochi riescono. Mi riferisco alla miscellanea fra l’anima elettronica e rock. Devo dire che questo nuovo orizzonte intrapreso dall’ormai più che decennale esperienza della compagine anconetana mi ha piacevolmente stupito; anzi, come travolto da una quanto mai particolare Sindrome di Stoccolma, ho voluto esserne coscientemente rapito.

Le suggestioni emotive sono davvero coinvolgenti. La sospensione in una dimensione spazio-tempo ancora da definire è evidente. Ed è proprio questo il fattore di maggiore attrattiva!

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