0

Deamoncleanerzine.com review

Se un tuo amico, una sera ti dicesse: – La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce – Forse dovresti parlarne di nascosto con la sua famiglia o semplicemente dargli dei piccoli colpetti sulla fronte, affinché torni a dire cose dementi. Se invece a dirlo è Philip K.Dick la cosa prende un’altra piega. Autore imprescindibile per tutta la cultura cyberpunk, nella sua opera puoi trovarci Cronenberg, mutazioni genetiche, lsd, discorsi ontologici, Lynch, problemi psichici, retrofuturismo, adroidi, paesaggi post-apocalittici. Ambientazioni perfette per avere in cuffia L/R l’ultimo disco deiLush Rimbaud.

La band Made in Ancona, a due anni dallo split con gli olandesi zZz ed a cinque da The sound of the vanishing era (che aveva ottenuto il consenso di molti), con L/R, uscito all’inizio dello scorso Ottobre e prodotto da Bloody Sound Fucktory e fromSCRATCH Records, potrebbe raggiungere più ampi riconoscimenti. I Lush Rimbaud con questo nuovo album scrollano il punk dalla loro anima eternamente psichedelica, e trovano approdi nell’ elettronica e nel dark più elegante, aprendosi a contaminazioni che sembrano lontane dalle cose che avevano creato in precedenza, come la collaborazione con il collettivo Hell’z Eye: una scommessa non poco coraggiosa. Alla formazione usuale composta da Tommaso Pela (voce, chitarra) David Cavalloro (chitarre, voce) Marco Giaccani (basso, voce) eMichele Alessandrini (batteria), in studio si sono aggiunti Abramovic(tromba in Never Regret Super Indian)Eolo Taffi (Doublebass in Dark side call) e Giulio Ascoli (coro aggiunto inSuperindian e Synthetic drums in G-Spot). Il risultato è un lavoro completo che si apprezza sia come concept-album, sia preso a piccoli pezzi.

Quando fai un viaggio, di qualsiasi natura esso sia, vorresti registrare tutto, ogni tappa, ogni sensazione. Ma poi finisce che certe cose prendano più spazio di certe altre, per ragioni non sempre comprensibili. A me è capitato lo stesso con L/R e voglio dirvi poche cose: Silent room è l’abisso profondo del disco, dove le percezioni sensoriali diventano flussi elettronici, in questa stanza, mentre respiri piano, potresti avere la sensazione di essere capito, almeno da te stesso. In The Valley il passo è più spedito e convinto, si corre sopra un tappeto darkwave, mentre in faccia si avvertono, sempre più forti, folate di un vento psichedelico. Quando arriva Dark Side Call ormai i Lush Rimbaud conoscono la sconfinatezza dell’ universo come le loro tasche. Prendono un buco nero per un megafono e dicono a casa che lì va tutto bene.

Con questo disco i Lush Rimbaud dimostrano di essere arrivati ad un punto cruciale della loro sperimentazione. Di ogni sperimentazione. Quel momento in cui è possibile amministrare tutte le proprie capacità espressive, fare un passo sicuro in avanti senza sputare sopra a ciò che hai fatto fino ad allora. Lasciando poco al caso, miscelano sapientemente ritmi e suoni, realizzando un disco maturo e dalle mille suggestioni. 

Recensione  di Sisto Razzino

facebook