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SHIVERWEBZINE.COM REVIEW BY MAX SANNELLA

In questi casi si usa dire: Toh! Finalmente chi si risente!! Si questa è la frase di circostanza che si snocciola per quando un qualcosa torna a ravvivare inaspettatamente l’esistenza, ed in questo caso è la bella musica dei “ritornati” Lush Rimbaud a coglierci di sorpresa, lo fanno con L/R nove motivi di bellezza sonora che riempiono un vuoto durato cinque anni con un “pieno” di emozioni bluastre nuove, una direzione stilistica che li incammina in territori electro/dark, wave-rock e visioni drogate visceralmente eleganti (“Marmite”, “Silent room”, “Super indian”).

La band marchigiana torna in avanscoperta di un’attitudine che rimane comunque ben salda nei cromosomi della notte Ottantiana, modulata su un istinto, un crossover vintagistico e protervia allucinata, suoni crepuscolari e ritmi pulsanti cronici che saldano immaginazione e solidità, fragorosi tappeti percussivi e il centro poetico della decadenza d’antan che fa centro sin dal primo cenno. Assoluto, nove brani complessivamente armonici ed ipnotici per un quarto disco che riporta i Lush Rimbaud sul podio delle espressioni sode, quelle garanzie soniche che procurano fervore e fanno sognare gli ascolti al pari di una favola maledetta, di una maledizione sinuosa, dancery (“The valley”).

Il mantra sulfureo “Dark side call” sigla il disco e (ri)apre la curiosità di riscoprire una band gioiello del nostro underground di razza!

(Max Sannella)

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MUSICTRAKS.COM REVIEW

Si chiama L/R il terzo lp dei Lush Rimbaud, a cinque anni di distanza dall’ultimo The sound of the vanishing era, anche se in mezzo c’è stato lo split con gli olandesi zZz (2013). L’album, co-prodotto da Bloody Sound Fucktory e fromSCRATCH Records, segna un passaggio verso sonorità più dark ed elettroniche.
Lush Rimbaud traccia per traccia

Il disco si apre con la determinazione di Marmite, che presenta subito la faccia elettronica e imbevuta di new wave. Che però le antiche pulsioni da discoteca/rave non siano del tutto sparite sotto manifesti di antichi concerti dei Joy Division lo si intuisce da Acid Skyline, che aumenta ritmi e pulsioni.

Never Regret conserva l’oscurità, con qualche scintillio nel buio, ma il ritmo è da marcia (o marcetta) sulle prime; il brano vede crescere volumi e suoni nella seconda parte,

Più lenti e sensuali i movimenti di G-Spot, con qualche fremito regalato sia dal drumming, sia dai contrasti alto/basso delle sonorità. L’atmosfera si appesantisce e le sensazioni si approfondiscono in Silent Room: chiavistelli segreti e movimenti subacquei caratterizzano l’introduzione, finché non si capisce che non si tratta solo dell’intro, ma di tutto il pezzo, per certi versi con attitudini post rock.

Che cos’è un Super-Indian? Boh, forse meglio non saperlo: fatto sta che il pezzo è tra i più claustrofobici dell’album, almeno sulle prime. Nella seconda parte il pezzo infatti emerge dalle proprie oscurità per scoprire una coralità e anche una luminosità del tutto sorprendente.

Con un giro che ha un certo retrogusto di 007 e un drumming molto intenso (anche se l’influenza dichiarata dalla band è in questo caso quella dei Primal Scream), arriva poi Not The Monkey, segnata da una certa inquietudine metallica. The Valley spazza le residue incertezze con un groove e un ritmo molto consistenti fin dalle prime battute, e tutti i riferimenti della dark wave al proprio posto.

Archi oscuri proiettano all’interno di Dark Side Call, che chiude il lavoro: il pezzo è una lenta marcia verso l’uscita, con qualche effetto da film di fantascienza, ma di quelli che non lasciano grandi speranze di un lieto fine.

Posto che non siamo di fronte a un’inversione a U, i cambiamenti nel suono e nell’atteggiamento dei Lush Rimbaud sono da accogliere come un giusto tentativo di non rimanere sempre uguali a se stessi. Il risultato forse poteva essere anche più “spinto” in qualche direzione, ma il disco è godibile in ogni traccia e di ottimo livello e fattura.

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INDIEPERCUI REVIEW

Lush Rimbaud è il suono della poesia elettronica, quel salire sul palco e immaginarlo ricoperto di luci crepuscolari che ci sommergono e ci indicano la via da seguire, un paesaggio buio e qualche fascio perpendicolare alla nostra testa che ci porta verso il cielo, verso l’ignoto; evocazione sonora di un tempo criptico e introspettivo, dal sapore martellante della new wave e dalla sincope continua che caratterizza produzioni più moderne.

I marchigiani si rinnovano e si concentrano sulla formula less is more, partendo dalle cose semplici, quasi togliendo l’inutile e dilatando i tempi verso concetti che si fanno via via sempre più ampi e divulgativi: Massive Attack che incontrano i Portishead lanciando sguardi glaciali verso la poesia islandese anche se a fare da tema portante del tutto è l’oscurità con i propri sogni e i propri incubi.

Incubazione quindi perfetta, gestazione e cambio in divenire di stile e sostanza che parte con Marmite per raggiungere alte vette sonore con il finale Dark Side Call in un perpetuo atollo solitario che si domanda e racconta nei testi ciò che si vede nell’aldilà, dopo la fase rem, un dipinto di De Chirico che si muove tra chiaro scuri esistenziali e concentrici.

Ecco allora che il vuoto viene riempito dalla spazio circostante e l’atterraggio versò ciò che non conosciamo sta per avvenire, le mutazioni sono dietro l’angolo e ciò che ci aspetta oltre il sonno si racconta e si fa raccontare quasi rendendoci partecipi di questa meraviglia a occhi aperti.

http://indiepercui.altervista.org/lush-rimbaud-lr-bloody-sound-fucktory-fromscratch-records/

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musiccoasttocoast.it review

Lush Rimbaud – L/R

La musica chiama all’appello dopo cinque anni di assenza i Lush Rimbaud e loro rispondono “presente” con un il nuovo album “L/R” , nel quale si può trovare un mix di indie rock ed elettronica che insieme funziona piuttosto bene.

Si parte subito forte con “Marmite”, un pezzo granitico che segue la scia delle ultime produzioni dei Kasabian, infatti i Lush Rimbaud hanno un suono internazionale che viene confermato anche dalla seconda traccia “Acid Skyline”, tra un basso tritacarne e le taglienti chitarre, un brano acido al punto giusto.

E se dopo le prime due canzoni ancora non vi siete alzati dalla sedia, allora sicuramente con “Never Regret” dal basso corposo e con la voce suadente di Tommaso sarete invogliati a prendere parte alla festa, sì perché “L/R” è una festa di suoni diversi che convogliano in una amalgama perfetta.

E quando nella parte finale di questa traccia la chitarra si fa ipnotica, il basso martellante e la batteria pesta dura, sarete incantati dal loro sound.

Quello che subito si percepisce ascoltando la band di Ancona, anche nei pezzi meno tirati come “G-Sport”, “Silent Room” o “Superindian, è la cupezza del suono, abbastanza scuro e dalle chiare influenze new wave.

“Not The Monkey” mette ancora più in luce le atmosfere rarefatte e oniriche, pennellate a suon di musica dalla formazione marchigiana che ci lasciano con un muro sonoro bello tosto dal nome di “The Valley” e la più tranquilla “Dark Side Call”.

Pubblicato il primo ottobre per Bloody Sound Fucktory e fromSCRATCH Records, “L/R” è un album che funziona e che potrebbe far balzare i Lush Rimbaud sui palchi di tutto il mondo.

E con questo disco possiamo dirlo i Lush Rimbaud hanno fatto centro.

http://www.musiccoasttocoast.it/lush-rimbaud-lr/

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