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NEW MUSICAL EXPRESS (UK)

From Italy, launching their debut album “Action fro the Basement”, the Lush Rimbaud sound is resolute, direct, deviant. A tight sonic stream with an electronic gait. Serve loud, switch off your brain and move your feet.

 


PLAN-B MAGAZINE (UK)

Galloping past Trans Am and Oneida, Lush Rimbaud buzz up a billowing duststorm of staccato punkified electro in full-throttle collision with math rock precision. Angular, shouty and ultimately fun lurching music which suggests crowd surfing as a suitable response.

Richard Fontenoy


SENTIREASCOLTARE

Un assalto all’arma (funk) bianca. Questo in una definizione semplice e diretta il primo vagito sullalunga distanza del quartetto marchigiano. Un assalto incompromissorio e spregiudicato, di quelli che se ne sbattono dei trend e partono decisi a non fare prigionieri. Sin dall’iniziale Action/Basement la musica prende allo stomaco e non si smette di battere il tempo coi piedi e di muovere il culo: un viziosissimo anthem p-funk in overdrive ripetuto all’infinito con tanto di doppia batteria a cassa dritta simil-techno nel refrain centrale. Quasi una chiamata alle armi, tanto per rimanere in ambito guerresco: l’azione viene dalla base, giova ricordarlo anche a mo’ di ritornello. Poco più di 5 minuti e si è già accerchiati e fatti prigionieri di un suono non innovativo, sentito e risentito, trito e ritrito quanto si vuole ma letteralmente impossibile da togliersi dalla testa. Ormai in balia dei quattro, si cede sempre più nelle debordanti schizofrenie di Brain Fitness: dal rock energico e ballabile dei primi due minuti si passa ad un moloch oneidiano che frantuma il cervello e con esso le ultime resistenze dell’ascoltatore con una ossessiva reiterazione di un giro di synth. Alla fine, provati ma ormai tutt’uno col nemico, vittime della sindrome di Stoccolma, ci si abbandona all’orgiastico attacco di Flashing Elevator e lì, in quei sette abbondanti minuti di paranoia, molti nodi vengono al pettine: si intravede in lontananza dietro gli avamposti, il campo nemico popolato da fantasmi più o meno agonizzanti di new wave grigiamente e ossessivamente british, di ossessività industrial made in Sheffield, di reiterata meccanicità aliena ed alienante e di un senso del ritmo che solo la perfida Albione è riuscita a produrre. Ottimo esordio, non c’è che dire. (7.0/10)

Stefano Pifferi


 

IL MUCCHIO

Spesso la musica migliore circola in maniera carbonara, senza che nessuno se ne accorga, grazie alla passione di più persone che si mettono assieme e – non senza sforzi – riescono a dare alla luce ad un disco che riesce a colpire. È il caso dell’esordio dei Lush Rimbaud, anconetani che, dopo dei 7” con Eaten By Squirrels, escono allo scoperto con un album marchiato From Scratch, Bloody Sound e Sweet Frame. Sul sito si leggono influenze di Shellac, Fugazi e Pixies e girando per la rete si trovano paragoni con realtà italiane tipo Red Worm’s Farm. Tutto vero, infatti l’attitudine post-punk cara ad Albini e soci si sente forte e chiara, ma da queste parti vogliamo alzare ulteriormente il tiro mettendo in mezzo numi tutelari più ingombranti: Pere Ubu, Fall, Primal Scream. Gli Ubu per le dissonanze e la rabbia intrinseca, i Fall per il gusto dissacrante e certi cantanti alla Mark E. Smith, i Primal Sream per l’inizio elettro-punk alla “Xtrmntr” e le linee di basso spesso figlie di Gary Mounfield. Queste sono le due facce della medaglia di “Action From The Basement”, diviso in un esatto prima/dopo. Le prime quattro canzoni richiamano le sonorità più new-wave di cui sopra, mentre le ultime quattro (quasi come fossero lato A e lato B) pescano a piene mani dal post-punk e dal math-rock di scuola Touch And Go e Dischord. E tutto questo suona benissimo. Infatti, il disco è godibile, creativo ed ispirato. I Lush Rimbaud sembrano seguire l’onda del loro stesso entusiasmo e i risultati si vedono e – soprattutto – si sentono che è un piacere.

Hamilton Santià


 

NERDS ATTACK!

Dopo qualche split e un 7″ i Lush Rimbaud approdano al debutto. Il disco è co-prodotto da tre label italiane Sweet Teddy, From Scratch e Bloody Sounds ed è distribuito dalla Forte Distribution in Inghilterra dove i ragazzi marchigiani hanno suonato svariate volte. Quest’album è prezioso. Ce ne sono pochi di dischi in Italia che suonano così freschi, aggressivi e pop allo stesso tempo. Pop nel senso che all’interno del rumore bianco di questo disco ci sono delle melodie nascoste nient’affatto banali. Se il primo brano “Action From The Basement”, con le sue ondulazioni schizofreniche alla Devo mi aveva fatto pensare a un gruppo deviato verso forme musicali più complesse, mi sono subito dovuto ricredere da “Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured?”, attacco garage post punk figlio diretto dei Tokyo Sex Destruction e Pixies, con tanto di finale rasoiata a infilarsi nelle vene. Uno dei brani migliori dell’album, così come “Brain Fitness” che pulsa di rabbia punk ma è limitato dire punk. C’è dentro di tutto, new wave, elettronica ma sopratutto genialità nella costruzione dei brani, mai unidirezionali o prevedibili. Tutto il lavoro è una marcia continua, rumorosa e cattiva, come se i musicisti di Ancona stessero preparando una rivoluzione a cui però probabilmente non si presenterà nessuno. Ma qui a Nerds Attack! nulla amiamo di più che le cause perse, a cui siamo fedelissimi, e forse non ci presenteremo neanche noi perchè, come la maggior parte delle persone che ascolteranno questo disco, finiremo per impazzire silenziosamente durante l’ascolto di un brano come “Flashing Elevator”. Ipnotica traccia trance suonata senza elettronica, solo chitarra basso e batteria, che provvederà a squagliare il cervello lasciandoci vuoti. Senza più nulla da pensare. Eccellenti.

Dante Natale


 

SANDSzine

Eruttivi! Un fiume di lava ardente che distrugge, o con più sfrontatezza, purifica qualsivoglia – sotto – forma di soffocante immobilismo musicale di vocazione indie-rock. I Lush Rimbaud, ringraziando qualche misteriosa e ricercata entità sopra-spirituale, fluiscono sempre più con successo nello smisurato sistema underground nostrano; e non poteva mancare, dunque, che dopo una ricca sfornata di demo, orgogliosamente auto prodotti – e anche un 7” uscito solo per la Eaten by Squirrels – i giovani marchigiani approdassero in sala di registrazione per il primo full lenght di – una vorace e ‘convulsa’ – carriera. Anche qui, come nel debutto dei vicini Dadamatto, la ‘fissazione’ su supporto del sound è affidata a Mattia Coletti, mentre l’aspetto produttivo – da sottolineare – immortala il buon esempio rilasciato dall’apparato co-produttivo, messo in campo da alcune etichette indipendenti italiane.Ciò che veramente ci interessa, però, è il succo acido, minimal-metronomico adottato & architettato dai Lush in “Action from the Basement”: la postura del gruppo è solidissima nel mostrarsi scattante, fondata su ritmi reiterati e nevrotico-maniacali, senza mai perdere da un lato, un senso di connessione (inter)logico con i canovacci più ‘seduttivi’ e di piacevole piglio, concessi dal robusto entourage melodico, insito nella band sin dalla nascita. Cronologicamente si parte da una raffica di brani che difficilmente faranno sostare, anche l’ascoltatore più restio a danzare, seduti in poltrona. Qualche esempio: il noise congenito di Action/Basement, con chitarre monolitiche ed una serie di ‘up ‘n’ down’ ritmici da paura; la maleducata verve Shellac-chiana di Are you Sure that Totally…; il punk-funk in soluzione noise di Brain Fitness; la ‘tersa’ essenza indie-pop di Oskar (Say Yeah); gli spaccati garage-blues in salsa Jon Spencer dell’accoppiata Handjob from the Doorman e Bus Stop Owner; le reminescenze fugazi-ane di Pirty Little Faggot, con l’occhio focalizzato a ‘discutere’ probabili e sfrontate vicinanze all’estetica di un Guy Picciotto. Congiunge al termine l’intreccio di basso e chitarra ‘trasognato’ di Flashing Elevator (il marchio magmatico del suono di casa Chevreuil e Lightning Bolt) e cessa – purtroppo – anche l’incontro con questi ragazzacci: innamorati ed esperti ricercatori di un linguaggio alternativo e movimentato, che farà passare a molti la voglia – alle volte ottusa – di andare a ricercare, per forza di cose, della buona musica nei ‘grupponi’ super-pompati del momento, di sede fuori confine.

Sergio Eletto


 

BLOW UP N°180

Di secche e vibranti angolature post-punk, ritmiche attivate da doppie batterie e un synth di movimento si dota la band marchigiana per la realizzazione di questo cd. La sua è una musica fresca e coinvolgente ma anche magnetica quando entrano in campo figure meccanicamente reiterate (e lo fanno sin da subito con una Action/Basement che ripete ossessivamente il proprio tema a mo’ di anthem). Se volessimo dare delle coordinate, guardando nel nostro orticello chiameremmo in causa Disco Drive e Red Worms’ Farm, guardando altrove invece ci troveremmo in una linea d’ombra tra gli El Guapo e gli Oneida più sintetici. I riferimenti sono una garanzia e sarebbe inutile sprecare altre parole. La strada intrapresa è accattivante e non mancherà di soddisfare coloro che si avvicineranno ad “Action From The Basement”. Ma perché accontentarsi. Se volessero i Lush Rimbaud avrebbero dalla loro il metodo e la spinta per rischiare di più, magari ripartendo dalle parti psicotroniche di Flashing Elevator. (7)

Fabio Polvani


RUMORE N°184

Una ventata di aria fresca sotto forma di vibrante energia punk moderna, ed un titolo che è quasi una didascalia: Action from the basement, primo album di marchigiani Lush Rimbaud, dà esattamente quello che promette. Non si fa fatica infatti ad immaginarsi il quartetto mentre mette a ferro e fuoco uno scantinato zeppo di gente, assaltandolo con bordate di chitarra e sintetizzatore che sposano la ripetitività ossessiva degli Oneida (esemplari in questo senso Brain Fitness e la frenesia dell’ottima “Action/Basement”, che apre il disco) all’impatto rock n roll adrenalinico e deragliante di tante mutazioni post hard core, dai Ray Coalition ai Panthers, dai JR Ewing agli One Dimensional Man. Su qualcosa c’è da lavorare (la conclusiva flashing elevator regge a fatica i sette minuti e mezzo di durata, ad esempio), ma come esordio non è davvero niente male. (7)

Andrea Pomini


 

LOSINGTODAY

Ottimo post punk quello dei Lush Rimbaud. Più vicini al sound statunitense che non ad espressioni nostrane, nonostante una certa vicinanza a gruppi quali Red Worm’s Farm, Disco Drive e i meno noti Edile Woman, legati ai Lush Rimbaud dalla collocazione geografica (entrambi vengono dalle Marche) e dalla produzione (fra le etichette partner dei due gruppi c’è la stessa Bloody sound). Post punk dunque, con tutto quello che può evocare: frasi asciutte urlate fino a farle diventare slogan, un gioco di botta e risposta vocale e strumentale, pulsanti venature di basso, riff autonomi ed evidenti, tempo fortemente cadenzato, più trascinante in quelle tracce – quattro su otto – dove si alternano due batterie. Sono proprio queste a coinvolgere di più, come “Brain Fitness”: pura sollecitazione al movimento, comunicata dalle parole del testo e dal ritmo, tesissimo nella parte iniziale, contrariamente disteso nella conclusione, in cui prende la forma di una pseudo-marcia per un’irreale sala da ballo. Oppure la successiva “Oskar (say yeah)”, anch’essa dotata di doppie percussioni, in cui risalta la sincopata alternanza tra le voci. L’eccezione è rappresentata da “Flashing Elevator”, ipnotico pezzo strumentale costruito da spirali di chitarra su una regolare base ritmica, che si impone come uno degli elementi più interessanti dell’album.

Sara Loddo


 

DEBASER

Ammetto di essere sempre stato un patetico “internazionalista”. Fin da piccolo ho avuto un’innata predilezione per tutto quello che aveva poche relazioni con la familiarità italiana. Fossero fumetti, giochi, o che altro la mia attenzione era subito rapita da nomi con consonanti sconosciute nell’italico idioma. K, J, X facevano tanto esotico, e già maturavo l’idea che tutto ciò che veniva da “fuori” era intrinsecamente migliore. Tale snobismo internazionalista si è purtroppo radicato nelle mie scelte musicali. Star qui a spendere parole per un gruppo italiano, per di più semisconosciuto al di fuori delle natie Marche, fa quindi un po’ strano anche a me. Ma ho avuto la fortuna di assistere all’evoluzione musicale dei Lush Rimbaud negli ultimi 5 anni, e questo nuovo “Action From The Basement” mi ha finalmente convinto della loro bravura. I Lush Rimbaud ben rappresentano le nuove leve della musica italiana: radicati nel territorio, ma con occhi e orecchie ben spalancate su quanto accade a livello mondiale. Rappresentano anche una generazione cresciuta a braccetto con il download, quindi con un parco dischi davanti pressoché infinito, e di reperibilità immediata. Elementi che hanno oramai reso minore il divario fra le produzioni musicali USA e UK rispetto a quelle del resto del mondo. Questo per dire che i Lush Rimbaud suonano ben poco “italiani” sia per la scelta di cantare in inglese, sia per i referenti musicali. Già la titletrack iniziale circoscrive il territorio di appartenenza: synth ossessivo, batteria quadrata e basso in evidenza. Un incrocio fra ritmica motorik di scuola Neu! e gli Oneida più wave. Interessanti anche le sfuriate post punk di “Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured?”, le fugaziane “Bus Stop Owner” e “Handjob From The Doorman”, o il rock’n’roll a cassa dritta di “Brain Fitness”. Menzione d’onore al miglior pezzo del disco, la finale “Flashing Elevator”, lungo excursus strumentale, condotto da un cavernoso basso Joy Division, puntellato da sferraglianti chitarre Fugazi e ipnotizzato da un synth malato. Combattete quindi facili fascinazioni internazionaliste e fate un giro sulla loro pagina Myspace. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi.

Psychopompe


 

IL TIRRENO

Furiosi e implacabili: suonano così i Lush Rimbaud, nuova scoperta della sempre attenta etichetta toscana FromScratch – qui in collaborazione con Sweet Teddy (Macerata) e Bloodysound (Ancona) – ormai votata al rock’n’roll più grezzo, quello che nasce dal blues viscerale e si consuma nel fuoco del noise. Anche in tale occasione non possiamo che approvare la scelta di fornire un’opportunità a questo quartetto di mettersi in mostra col primo cd ufficiale dopo un paio di cd-r e un 45 giri. Come un treno in corsa, volutamente monolitico, il disco (8 tracce in 34 minuti) non si ferma mai ed è un piacere per gli amanti di sonorità ruvide e senza troppi orpelli. Voce sguaiata, chitarre sempre affilate, bassi pulsanti e scorbutici, una batteria che più pestona non si può e una tastiera tendenzialmente disturbante. Questi gli ingredienti del piatto fornito dalla band marchigiana, ed è un piatto davvero gustoso, a cominciare dal brano che dà il titolo all’album e le sue reiterazioni a base di synth, ma anche la conclusiva “Flashing Elevator” lascia il segno, coi suoi oltre sette minuti strumentali. In mezzo, giusto il tempo per citare anche la veemenza delle riuscite “Are You Shure…” e “Handjob From The Doorman”.

Guido Siliotto


 

COMUNICAZIONEINTERNA

Un paio di cd-r ed un 7” alle spalle, ed ecco che i marchigiani Lush Rimbaud giungono al debutto su lunga distanza supportati da una joint venture di etichette comprendente FromScratch, Sweet Frame e Bloody Sound. In compatta formazione a quattro, i nostri intersecano traiettorie electro-wave su irruenti slanci post-punk attraverso un cantato inacidito, guizzi continui di chitarra, linee corpose di basso, fremiti convulsivi di synth, e martellamenti di una batteria (quando non due) a dir poco scatenata. Un calderone ritmico nel quale ribollono Fugazi, Disco Drive, i Death in Vegas delle “Contino sessions” (l’incedere ipnotico di “Flashing elevator”), le produzioni marchiate DFA, gli International Noise Conspiracy più selvaggi (l’incendiaria “Are you sure that totally insured means totally insured?”), gli Shellac e gli El Guapo. Una band con energia da vendere e nulla da invidiare a tanti colleghi più furbescamente dancey e meno vigorosamente punk-noise: date loro il tempo di aggiungere ai propri brani un pizzico ulteriore di imprevedibilità e allora sì che ne sentiremo davvero delle belle!

Guido Gambacorta


 

INDIECULTURA

Album ufficiale e d’esordio per la band marchigiana Lush Rimbaud, oltre trentaquattro minuti di violenta agitazione elettrica. Dopo alcuni cdr autoprodotti ed un 7”, arriva (con la coproduzione di ben tre etichette) Action From The Basement, disco composto da otto tracce, vere e proprie scariche elettriche. Tommaso Pela (voce e chitarra), insieme a David Cavalloro e Marco Giaccani (rispettivamente chitarra e basso, oltre che voci) e a Michele Alessandrini (batteria), pare abbiano le idee molto chiare di cosa voglia dire suonare della buona musica. La band, formatasi a Falconara nel 1998, sembra muoversi nella giusta direzione. Brani altamente coinvolgenti come Action/Basement o Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured? solo per fare alcuni nomi o la magnifica track di chiusura, più tranquilla ma non per questo meno malata, Flashing Elevetor. Sono questi tutti indizi che fanno capire quanto il disco in questione sia valido, indubbiamente un buon esordio.


 

L’URLO

Questo disco è un martellante inno al rock. Alla dipendenza esistenziale che solo la musica di un certo diavolo – quella dalle corna più dure, affilate e devastanti – può determinare in chi, come i Lush Rimbaud, non ha mai cercato omologati centri di gravità permanente. E “Action from the basement”, giunto dopo diverse, testarde registrazioni fatte in casa, è il disco in cui questa band di giovani falconaresi e anconetani riesce pienamente a sfondare il muro emozionale. Otto tracce attraverso le quali Tommaso Pela (voce, chitarra e synth), David Cavalloro (chitarra e seconda voce), Marco Giaccani (basso) e Michele Alessandrini (batteria) ti rapiscono e ti spingono a forza su un deragliante treno di suono per un viaggio senza binari predefiniti. Lungo i territori scoscesi e malati di un macrocosmo indie in cui, via via, si scorgono coordinate di varie scuole e gruppi più o meno storici dell’innovazione hard-post-punk (il noise, il grunge, i fugazi, gli oneida, i sebadoh, i sonic youth), e si procede – a volte a ritmo di marcia pesante, a volte schizzando come proiettili in luminose gallerie chitarristiche – in stretta compagnia di una pura e gioiosa anima rock. Merito della ritmica incalzante e ossessiva, della sovrapposizione delle voci, delle corrosive linee guida segnate dalle sei corde. Degli arrangiamenti semplici ma mai scontati, che strizzano l’occhio alla psichedelia e all’acidità. La senzazione di fine corsa? Un pieno di energia trascinante, alimentato dalle esplosioni di decibel in successione e dalle pungenti raffiche di ghiaccio bollente incassate dall’ascoltatore. Il quale, piacevolmente frustato ma non frustrato dall’esperienza, non può che augurarsi di ripetere il viaggio dal vivo. Una dimensione, quella live, dove i Lush Rimbaud riescono sempre a superare se stessi. Come provano le decine di concerti in cui, a partire dal 1998, hanno galvanizzato il pubblico di decine di locali marchigiani, lasciando un’esotica impronta anche in alcune gig a Londra tra il 2004 e il 2005. Un CD potenzialmente senza confini, questo “Action from the basement”, come la musica del diavolo. Uscito da poco su etichetta From Scratch, per una coproduzione Bloody Sound e Sweet Teddy, verrà distribuito in 500 copie anche nel mercato belga.

Giampaolo Milzi


 

KRONIC

Dopo svariate autoproduzioni ed un 7” per Eaten By Squirrels arriva l’esordio sulla lunga distanza per i Lush Rimbaud, band marchigiana affine al concetto di tachicardia nevrotica, tanto più grezza quanto incessante nei deragliamenti. Dicono che l’attitudine è quella punk e dubbi in proposito non ve ne sono, eppure nel dettaglio la sostanza è ben maggiore. Noise voluto, impatto immediato ed immediatezza mai occhieggiante a tendenze modaiole. Il substrato è caotico, a tratti impazzito, tuttavia sempre intransigente nell’entrare nelle vene bucandole con sana violenza sonica. A tratti vengono in mente i Red Worms..Farm e questo è uno dei migliori complimenti che possiamo fare.

Marco Delsoldato


 

FREAKOUT

Dopo alcuni anni a registrare una manciata di piacevolissimi cd-r, finalmente i falconaresi Lush Rimbaud esordiscono con un cd ufficiale edito da una cooperazione tra FromSCRATCH/Bloodysound/Sweeteddy. Il loro sound è molto compatto e gli anni trascorsi a cercare di capire dove dovessero dirigersi, tra concerti e registrazioni, hanno dato i loro frutti. Questo esordio ha un’ottima struttura post-punk della migliore scuola statunitense. I richiami ai lavori di Mission Of Burma dei primissimi anni ’80 sono frequenti (“Are you sure that totally insured means totally insured?”), ma la cosa più intrigante è quando il quartetto marchigiano vuole sconfinare con le chitarre circolari e mat(h)ematiche. Altra caratteristica essenziale di questo lavoro è l’uso del sintetizzatore, il cui uso ricorda quello dei Suicide, grazie alla modalità con cui lo utilizzano per martellare, spesso con la giuste dose di acidità elettronica (“Oskar”). Ovviamente il primo amore non si scorda mai e quindi viene riservato, saggiamente, dello spazio al punk-grunge, in stile primi Mudhoney, ma più martellanti e più ritmici in “Brain fitness”. Le chitarre circolari emergono anche nel post-punk noise di “Dirty little faggot” ed il finale è degno di un ottimo esordio con i 7’ 25’’ di “Flashing elevator”, nella quale per i primi cinque minuti il sound è compatto e strutturato con una circolarità rassicurante, spezzata dall’incupimento finale.

Vittorio Lannutti